[b:ac8ba1c791]Inps
In Italia le badanti ucraine hanno raggiunto quota 100.000
Le filippine sono 47mila[/b:ac8ba1c791]
ROMA - Sono le ucraine le colf più ricercate dalle famiglie italiane. Negli ultimi anni infatti le badanti dell'est hanno superato, e addirittura "doppiato" le collaboratrici domestiche filippine, presenti da più tempo nel nostro Paese.
E' quanto emerge da una ricerca di Inps e Caritas sull'immigrazione e la collaborazione domestica secondo la quale su oltre 600.000 colf regolarmente iscritte all'Istituto di previdenza (500.000 delle quali extracomunitarie) le badanti ucraine hanno raggiunto quota 100.000 a fronte di appena 47.000 filippine.
Negli ultimi due decenni - rileva l'indagine - è andato aumentando il bisogno di assistenza nelle famiglie sia per lo svolgimento delle incombenze domestiche (sempre più donne italiane lavorano fuori casa), sia per seguire i bambini e accudire gli anziani. L'aumento dell'età media insieme al sempre più frequente impegno fuori casa della donna infatti ha creato una domanda di assistenza esterna alla famiglia, sempre più spesso coperta da collaboratrici familiari immigrate.
Secondo la rilevazione in Italia c'è una colf regolare ogni 118 abitanti (ma la percentuale passa da una ogni 46 nel Lazio a una su 714 in Sardegna). L'Inps ricorda comunque che il condizionale sui numeri è d'obbligo perchè bisogna verificare se al pagamento iniziale dei contributi per la regolarizzazione (sulle 350.000 iscritte che nel 2003 si sono aggiunte alle 150.000 già regolari per l'Inps) è seguita la continuità dei versamenti.
Alle immigrate regolari, precisa l'Inps, si sommano appena 100.000 italiane. L'indagine non tiene conto del lavoro irregolare nelle famiglie che, secondo gli ultimi dati dell'Istat rappresenta oltre il 41% del totale (le colf complessive quindi tra regolari e sommerse potrebbero sfiorare il milione). Le colf regolari immigrate dall'est sono circa 268.000, più della metà di quelle extracomunitarie.
Le ucraine sono le più richieste dalle famiglie con 104.000 addette, seguite dalle rumene (81.000) e poi dalle filippine (47.000), dalle polacche (35.000), dalle ecuadoriane (31.000), dalle moldave (28.000) e dalle peruviane (25.000). Dall'Albania arrivano circa 15.000-18.000 delle colf segnate regolarmente all'Inps, circa lo stesso numero delle badanti arrivate dallo Sri Lanka e dal Marocco (che vede anche numerose richieste di regolarizzazione per lavoratori maschi). Queste persone - sempre secondo l'indagine Inps-Caritas - hanno trovato lavoro per il 47% nel Nord (231.000), per il 34% nel Centro (169.000) e solo per il 19% nel Sud (91.000).
L'incidenza delle colf immigrate è di una ogni 118 residenti (tenendo conto che, spesso, la stessa colf lavora a ore per più famiglie) ma le percentuali sul territorio sono molto diverse: si va da una su 46 nel Lazio a una su 714 in Sardegna. Non c'è un'esatta correlazione tra il numero degli addetti e l'invecchiamento della popolazione locale, ma piuttosto conta la capacità delle famiglie allargate di rispondere in proprio ai bisogni di assistenza e la maggiore disponibilità reddituale in alcuni territori rispetto ad altri. L'età media di chi assiste le famiglie italiane è alta: solo un terzo delle colf ha meno di 30 anni mentre l'età media di chi assiste anziani e malati si avvicina ai 40 anni, e li supera nel caso delle ucraine (43 e mezzo). Le più giovani sono le marocchine (30,5 anni in media), le rumene, le peruviane e le albanesi (32 anni in media). L'Inps rileva come la presenza delle lavoratrici immigrate nel campo dell'assistenza familiare abbia fatto da "calmiere" dei costi, "con enormi vantaggi anche per la collettività ".
Nel 2001 - si legge nella ricerca - "si calcolava che le 15.000 badanti del Veneto facessero risparmiare al sistema pubblico regionale 540 miliardi di lire, consentendo di evitare l'istituzionalizzazione delle persone assistite". Successivamente - conclude la ricerca - si è calcolato, sempre nel Veneto, che il ricorso a una cosiddetta 'badante', come alternativa al ricovero, fosse fonte di un risparmio di 200 euro al mese per ogni persona bisognosa di assistenza: se si rapportasse questo esempio ad almeno 100.000 persone a livello nazionale, il risparmio sarebbe di 240 milioni di euro l'anno".
(4 dicembre 2004)
fonte: www.stranieriinitalia.it